Studio delle barriere artificiali

Lo spazio marino costiero della zona RAMOGE è un ambiente ricco e ricercato per molte attività umane. L’aumento continuo delle varie forme di pressione antropica conseguente al cambiamento climatico fanno della zona RAMOGE uno spazio vulnerabile che si indebolisce.

A partire dagli anni 2000 si è verificata la crisi mondiale della pesca costieradovuta alla stagnazione generale delle produzioni ittiche. In tale contesto, la posa in opera di barriere artificiali nei fondali marini per migliorare la produttività a sostegno delle attività di pesca rappresenta un elemento fondamentale.

Come funziona una barriera

La posa in opera di barriere artificiali sui fondali può rivelarsi anche uno strumento efficace di attuazione della Gestione Integrata delle Zone Costiere. Effettivamente, le barriere artificiali permettono di conciliare la conservazione degli ecosistemi marini costieri , con gli interessi economici (la pesca) e le altre attività che consentono la gestione durevole della fascia costiera.

Le barriere artificiali devono consentire, nell’ambito della GIZC, sia di gestire i conflitti di utilizzo e la conservazione dell’ambiente sia di assicurare lo sviluppo sostenibile della zona costiera.

Le barriere artificiali della zona RAMOGE

I tre paesi membri dell’Accordo RAMOGE hanno utilizzato barriere artificiali. Sono presenti 18 barriere artificiali nella zona RAMOGE. .

Le barriere artificiali della zona RAMOGE

Per maggiori informazioni passare il mouse sugli esagoni

<h2>Lavagna</h2><h3>Data di immersione</h3><p>1993</p><h3>Struttura</h3><p>Pyramide de béton</p>

Le barriere artificiali della zona RAMOGE rispondono a diversi obiettivi raggruppabili in 5 categorie:

  1. Obiettivo di produzione ittica
  2. Obiettivo di ripristino della biocenosi marina
  3. Obiettivo di protezione delle biocenosi marine
  4. Obiettivo di intrattenimento
  5. Obiettivo di ricerca

Ogni barriera artificiale può svolgere più obiettivi.

In base alle loro finalità, le barriere artificiali possono avere due strutture:

Le strutture si differenziano per i materiali (legno, calcestruzzo, etc.) e la forma (piramide, castello, paniere, etc.)

In Francia e in Liguria si trovano barriere di produzione,in oggetti riciclati come pneumatici, relitti, paratie di chiuse, blocchi di calcestruzzo e vari materiali da costruzione. Attualmente, le barriere in calcestruzzo sono quelle più correntemente utilizzate.

Le loro forme sono tanto complesse quanto varie e rispondono allo stesso obiettivo: ricreare un habitat che attragga la fauna e la flora. La forma varia secondo le specie coinvolte.

Barriera artificiale realizzata dal Club Environnement del Collège FANB (Monaco)
In Liguria, le barriere sono state costruite secondo l’esigenza di gestione delle risorse ittiche e contro la pesca a strascico. Le barriere artificiali del Mar Ligure sono il risultato di progetti molto diversi per origine, finanziamento e risultati. In effetti, le iniziative provengono dai pescatori professionali (es.: Varazze), dai pescatori non professionali (es: Golfo Marconi) e dagli studiosi (es: Loano). Solo alcune esperienze di barriere si sono rivelate concludenti. Attualmente, l’Italia rimette in discussione l’efficacia delle barriere. I progetti nuovi sono rari e limitati.

La Francia ha favorito anche, in un primo tempo, le barriere di produzione ittica e di protezione a sostegno delle attività di pesca professionale. Oggi, in Francia, si tende a conciliare più obiettivi favorendo il ripristino delle biocenosi marine. La barriera del Prado a Marsiglia (immersa nel 2006), nasce dalla volontà dei pescatori locali e serve da strumento di ripopolamento, di ricerca e pedagogico. In Francia, la barriera del Prado costituisce un’innovazione in termini di volume immerso, gestione, follow-up e struttura. I 400 moduli immersi sono organizzati in « villaggi » triangolari con delle connessioni tra « villaggi ». Sono stati utilizzati tre tipi di architettura: struttura a castello, a paniere e a filone per attirare la più ampia gamma di fauna e flora.

Le barriere artificiali sono strutture molto apprezzate dalle autorità locali e dagli utilizzatori del mare, per questo motivo i servizi di Stato francesi hanno lanciato uno studio per impostare i progetti futuri.

Le barriere monegasche, costruite nella riserva di Larvotto, hanno la funzione di ricostituire la biocenosi marina. Un’esperienza originale e unica di coltivazione del corallo in grotte è stata avviata dal Centre Scientifique di Monaco. Recentemente, la Direction de l’Environnement di Monaco ha avviato un progetto di barriera artificiale. Sarà una delle prime barriere dedicata solo alla valorizzazione e al ripristino della biocenosi.

Grazie alle esperienze ricche e diversificate di Francia, Italia e Monaco, la zona RAMOGE è rappresentativa delle iniziative mediterranee in materia di barriere artificiali.

La zona RAMOGE, quindi, è ideale per lo scambio, lo studio e il confronto delle conoscenze in questo campo.

Le azioni di RAMOGE

In Francia, la domanda continua di autorizzazioni di immersione di barriere artificiali o di altri tipi di occupazione del suolo demaniale marittimo che emanano da enti locali o centrali presso le autorità competenti non cessa di aumentarenegli ultimi anni.

Ascidie bianche in una barriera artificiale realizzata dal Club Environnement del Collège FANB (Monaco)
In base a questa costatazione, la Préfecture Maritime di Tolone ha chiesto all’Accordo RAMOGE di condurre uno studio per determinare l’utilità, la legittimità e gli effetti secondari della posa in opera di tali strutture sui fondali costieri. Lo studio, condotto nel 2009, ha rivelato una eterogeneità delle legislazioni dei tre Stati e un’insufficienza a livello di follow-up dei progetti già realizzati.

Oggi, l’efficacia delle barriere artificiali sulla produzione di biomassa rimane incerta a livello mondiale. Inoltre, per sviluppare tali progetti occorre migliorare la gestione delle relazioni tra pescatori e con gli utilizzatori del mare per ottenere un utilizzo ragionato e sostenibile delle risorse ittiche.

Viste le incertezze sul merito della realizzazione di barriere artificiali, l’Accordo RAMOGE si è interessato nel 2011 ai lavori avviati dalle regioni Languedoc Roussillon e PACA in merito ad un programma di approfondimento della tematica a livello della facciata mediterranea per determinare una strategia di installazione delle barriere artificiali. La partecipazione e il coinvolgimento dell’Accordo RAMOGE al progetto permetteranno di fare un raffronto di questa pratica nei tre paesi della zona RAMOGE per poi diffondere delle raccomandazioni comuni.

Per saperne di più

Rapporto «Etude des récifs artificiels sur la zone RAMOGE» di A.LE GUILLOU

Tipologia

Oltre al suo ruolo di produttore di risorse ittiche, la barriera artificiale è associata anche ad altri obiettivi:

Obiettivo di produzione ittica

La barriera ha, quindi, lo scopo di produrre biomassa e aumentare la diversità delle specie coinvolte secondo un’ottica di estrazione e valorizzazione attraverso l’attività di pesca

Ripristino della biocenosi marina

L’obiettivo della barriera è, quindi, ripristinare le condizioni degli habitats necessari allo sviluppo delle biocenosi marine, laddove tali condizioni originali siano state degradate dall’azione di fattori antropici. Questa logica poggia su nozioni di ingegneria ecologica e sul ritorno a uno stato ecologico migliore tramite mezzi definiti « artificiali ».

Protezione delle biocenosi marine

L’obiettivo della barriera è limitare fisicamente l’accesso di alcuni attrezzi da pesca a dei settori precisi riconosciuti per il loro valore ecologico come, ad esempio, la loro importanza nell’equilibrio delle popolazioni sottoposte a una forte pressione di pesca.

Creazione di un supporto alle attività ricreative

Queste barriere sono destinate a pratiche ludiche, soprattutto all’esercizio dell’immersione subacquea. Sono costituite da diversi moduli assemblati in modo estetico ma anche in modo da concentrare o sviluppare la fauna e la flora marine. Queste barriere sarebbero particolarmente utili ad agevolare i siti naturali d’eccezione sottoposti ad una forte pressione antropica.

Strumento di ricerca

L’obiettivo delle barriere è, dunque, costituire un campo di sperimentazione specifico per analizzare l’evoluzione delle biocenosi marine in un ambiente « artificiale » e, quindi, far progredire le conoscenze scientifiche. Questo approccio rinvia all’esistenza di un programma di ricerca che può accompagnarsi alla genesi di alcuni progetti di immersione.

Architettura e materiali diversificati

Barriera artificiale realizzata dal Club Environnement del Collège FANB (Monaco)
Nello spazio RAMOGE si trovano barriere artificiali con due tipi di architettura: struttura di protezione e di produzione. Le forme e i materiali utilizzati variano secondo i paesi.
In Francia e in Liguria si trovano anche barriere in oggetti riciclati quali pneumatici, relitti, paratie di chiuse e altri materiali da costruzione. Tuttavia, le barriere costituite da blocchi di calcestruzzo sono quelle di utilizzo più comune

Barriere di protezione

Sono strutture che concorrono a preservare le risorse ittiche, formando vere e proprie dighe disposte in fila o in punti isolati che impediscono gli attrezzi da traino. Solo i metodi di pesca selettiva (più spesso la pesca artigianale) possono essere esercitati in queste zone. Tali opere sono molto meno massicce di quelle concepite per produrre risorse ittiche e non possiedono cavità, i volumi immersi sono inferiori.

Le strutture dette di produzione

Sono mirate ad aumentare le risorse ittiche. Le loro forme sono più complesse, ricche di fori e aperture, le strutture si presentano voluminose e massicce, le aperture sono calibrate secondo la specie che si intende accogliere. Sono previste le specie di pesci di interesse commerciale, la parte inferiore può accogliere specie bentoniche o crostacei.

Come funziona una barriera artificiale?

L’aumento delle risorse ittiche è la principale funzione delle barriere artificiali. La posa in opera di una barriera artificiale su un fondale mobile mira a ricreare un habitat naturale roccioso che possa attrarre i pesci.
Gli effetti attesi, quindi, sono da una parte l’accrescimento globale della ricchezza dell’ambiente tramite la protezione degli stadi biologici più sensibili di alcune specie, d’altra parte l’aumento e la diversificazione degli apporti tropici. Le condizioni necessarie all’aumento della produzione si basano sull’offerta supplementare di nutrimento, la facilitazione dell’alimentazione, la disponibilità di un riparo contro i predatori e un habitat favorevole per il novellame. Le barriere saranno quindi importanti per il nutrimento dei pesci in zone poste sotto tutela, zone di frega e zone di nursery.